Le braccia aperte di Cristo

 

       una porta per tornare a Dio


… qualche considerazione sull’anno della fede

 

Il 24 novembre – solennità di Cristo Re dell’Universo - terminerà l’anno della fede indetto da papa Benedetto XVI e vorrei fare alcune considerazioni sul significato di questo anno in cui la fede è stata al centro.

 

“Un uomo, stava vagando lontano da casa sua, si era perso nella foresta e stava cercando disperatamente da mangiare, senza però trovare niente. Continuava a camminare, ma non incontrava nessuno e non riusciva a trovare niente che si potesse mangiare . ormai si stava avvicinando alla morte e aveva perso ogni speranza. Cadde a terra, ma alzata la testa, con le ultime forze che gli rimanevano, intravide poco lontano una scritta: “Pane fresco, tutti i giorni”. Si sentì rinfrancato, si alzò, bussò alla porta, e quando finalmente aprirono, il povero affamato chiese:”Mi potete dare un po’ di pane?”. Risposero: “Qui non abbiamo pane. Noi facciamo solo cartelli”.

 

Questo racconto ci ricorda che ogni credente e la comunità cristiana non deve essere un “cartello”, ma pane fragrante, alimento di speranza.

 

Non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornando  noi stessi per primi a una profonda esperienza di Dio” scriveva  papa Benedetto XVI.

 

Che cosa stiamo facendo noi nella nostra vita? Che cosa siamo e che cosa offriamo? Segni, cartelli … un ricordo lontano di ciò che la comunità cristiana dovrebbe essere? Oppure le nostre comunità offrono autentiche esperienze di pane, di speranza per il mondo d’oggi?

 

Sant’Agostino, in Occidente, è l’iniziatore della teologia del “segno” sacramentale (il Sacramento è un “segno”). Nel “simbolo” c’è una realtà (res) concreta: è il Cristo, in tutti i suoi aspetti del suo mistero. Egli è il sacramento per eccellenza, il sacramento dei sacramenti. L’Eucaristia è il sacramento, il segno: sull’altare vedi il pane, dopo la consacrazione, materialmente è pane, ma la sostanza è “copro e sangue di Gesù Cristo”. L’Eucaristia è, nello stesso tempo, realtà (res) e segno, cioè sacramento. Ecco un testo significativo di Agostino: “Uno solo è il pane, e noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo … Uno solo è il pane dice. Per quanti possano essere i pani posti qui sopra, uno solo è il pane; per quanti possano essere i pani posti oggi sugli altari di Cristo in tutto il mondo, uno solo è il pane. Ma che significa: Uno solo è il pane? Lo spiega in breve: Noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo. Questo pane è quel corpo di Cristo del quale l'Apostolo, rivolgendosi alla Chiesa afferma: Voi siete corpo di Cristo e sue membra. Perciò voi stessi siete quel che ricevete, per la grazia con cui siete stati redenti; e quando dite Amen, voi sottoscrivete. Quello che qui vedete dunque è il sacramento dell'unità” (Discorso 229A,1).

 

Con questo testo vuole sottolineare l’aspetto sociale, comunitario dell’Eucaristia. La  Chiesa è una comunità, una famiglia formata da tante persone ma riunite insieme dall’unico ideale, dall’unica fede, dall’unica eucaristia. Il pane è solo una cosa che poi diventa Corpo di Cristo. Ma prima di essere una cosa sola era spiga, grano, farina: da tante cose diventa un solo pane. Molti grani, un solo pane. Così la Chiesa: molte persone, ma una sola Chiesa con un unico Signore, un solo Cristo, una sola fede. Questo simbolo, questo segno sacramentale è per noi il centro della vita ed è il fine della nostra vita. Noi siamo il corpo di Cristo e sue membra. Uno solo è il pane.

Per coloro che cercano Dio, per tutti quelli che hanno fame, che stanno camminando nel deserto … siamo chiamati ad essere “pane”.

 

Benedetto XVI parlando ai vescovi italiani (24 maggio 2012) ha invitato loro a puntare all’essenziale della fede cristiana per evangelizzare nuovamente il Paese. Non ha citato le emergenze etiche, non ha ripetuto l’appello per una nuova generazione di cattolici in politica, non ha commentato la situazione sociale ed economica del Paese: si è concentrato sulla fede. Anzi sulla mancanza di fede e “sul processo di secolarizzazione sempre più evidente anche in Italia, in un tempo nel quale Dio è diventato per molti il grande sconosciuto e Gesù semplicemente un grande personaggio del passato”.

 

Il cuore dell’annuncio cristiano “non è un concetto, una dottrina, un programma soggetto a libera elaborazione, ma è innanzitutto una persona che ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth, immagine del Dio invisibile” (Giovanni Paolo II).

 

Purtroppo “è proprio Dio a restare escluso dall’orizzonte di tante persone; e quando non incontra indifferenza, chiusura o rifiuto, il discorso su Dio lo si vuole comunque relegato nell’ambito soggettivo, ridotto a un fatto intimo e privato, marginalizzato dalla coscienza pubblica. Da qui deriva la crisi che ferisce l’Europa, che è crisi spirituale e morale. Per far fronte a questa situazione non bastano nuovi metodi di annuncio evangelico e di azione pastorale”.  Benedetto XVI ha indicato la necessità di un rinnovato impulso che punti a ciò che è essenziale della fede e della vita cristiana, spiegando che non ci sarà rilancio dell’azione missionaria senza il rinnovamento della qualità della nostra fede e della nostra preghiera; non saremo in grado di offrire risposte adeguate senza una nuova accoglienza del dono della grazia; non sapremo conquistare gli uomini al Vangelo se non tornado noi stessi per primi ad una profonda esperienza di Dio. Dio è il garante e non è il concorrente della nostra felicità e dove entra il Vangelo – e quindi l’amicizia di Cristo – l’uomo sperimenta di essere oggetto di un amore che purifica, riscalda e rinnova, e rende capaci di amare e di servire l’uomo con amore divino”.

 

Al termine del discorso ai vescovi italiani Benedetto XVI ha recitato questa preghiera allo Spirito Santo:

 

Spirito di Vita, che in principio aleggiavi sull’abisso, aiuta l’umanità del nostro tempo a comprendere che l’esclusione di Dio la porta a smarrirsi nel deserto del mondo, e che solo dove entra la fede fioriscono la dignità e la libertà e la società tutta si edifica nella giustizia.

 

Spirito di Pentecoste, che fai della Chiesa un solo Corpo,  restituisci noi battezzati a un’autentica esperienza di comunione; rendici segno vivo della presenza del Risorto nel mondo, comunità di santi che vive nel servizio della carità.

 

 

Spirito Santo, che abiliti alla missione, donaci di riconoscere che, anche nel nostro tempo, tante persone sono in ricerca della verità sulla loro esistenza e sul mondo. Rendici collaboratori della loro gioia con l’annuncio del Vangelo di Gesù Cristo,  chicco del frumento di Dio, che rende buono il terreno della vita e assicura l’abbondanza del raccolto.  Amen.