TRE PAPI AD ASSISI

Dialogo, conversione e povertà  a servizio della pace

Ugo Sartorio  - L’Osservatore romano 1 0ttobre 2013

 

Tra i gesti memorabili del pontificato di Giovanni Paolo II figura di certo la giornata di preghiera ad Assisi del 27 ottobre 1986. Qui il concilio è stato interpretato creativamente grazie a uno stile di vicinanza senza precedenti tra diverse religioni. In questo modo il Papa polacco ha fatto fare un balzo in avanti impensato al dialogo tra le fedi. La nuova consapevolezza è una e una sola: Dio non ha che una passione e un'unica parola: la pace. Non deve essere invocato per legittimare guerre o violenze. Da allora, Assisi non solo si è ripetuta, ma si è dilatata. Il capolavoro di un giorno è diventato benedizione per tutti perché la forza debole della preghiera è potente di fronte a Dio e chiama in causa ogni popolo.

 

 Il rapporto di Benedetto XVI con Assisi e con il suo figlio più illustre, san Francesco, è personale, intimo, quasi viscerale. Se per Giovanni Paolo II Assisi è soprattutto luogo di incontro tra alterità religiose e quindi di dialogo, Papa Benedetto è affascinato dal tema della conversione di Francesco, dalla radicalità evangelica di questa figura singolare nella storia della Chiesa. La lettura dei 111 discorsi e interventi dove si fa riferimento al santo di Assisi nei primi sei anni di pontificato restituisce questa impressione in modo esplicito.

 

Il legame tra Papa Bergoglio e il santo di Assisi è fissato, irrevocabilmente, nel nome scelto dal primo Pontefice sudamericano per lo svolgimento del ministero petrino. Una scelta sorprendente, che ha fatto discutere suscitando enormi aspettative. Papa Francesco, però, non guarda il santo attraverso le lenti di un romanticismo alla moda, ma vede il lui il grande riformatore della Chiesa attraverso la scelta radicale della povertà e ancor più concretamente dei poveri.

 

Se una delle espressioni più citate dal nuovo Pontefice è "periferie", con accezione larga, non è difficile comprendere la sintonia con il santo che scelse come emblema del suo ordine la minorità, raggiungendo tutti nella loro propria condizione per annunciare, prima con l'esempio e poi con la parola, il Vangelo che salva.

 

 

Su Francesco d'Assisi la convergenza con Benedetto XVI è facilmente individuabile nell'enciclica Lumen fidei, nella quale Papa Francesco "assume il prezioso lavoro" (n. 7) del predecessore con suoi contributi. "La luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo. Per quanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d'Assisi il lebbroso" (n. 57). Il tema della conversione, che sta molto a cuore a Benedetto XVI, si coniuga con quello dell'incontro con gli ultimi, caro a Papa Francesco. Come Giovanni Paolo II, anche il suo attuale successore ha la chiara visione di una pace mondiale alla quale le religioni nel rispetto e nell'esercizio della propria identità - "Fede e violenza sono incompatibili" ha detto all'Angelus del 18 agosto - possono e devono contribuire, e lo ha dimostrato indicendo una giornata di preghiera e digiuno per la pace in Siria, ma l'attenzione ai poveri e quindi alla giustizia globale è un dato che ritorna e fa la differenza. E nella lettera del 4 settembre scritta a Putin che presiedeva il G20, Papa Francesco parla della pace nel contesto di una nuova economia "in grado di consentire una vita degna a tutti gli esseri umani". Nel viaggio ad Assisi di Papa Francesco non potrà non risuonare ancora una volta quel "Francesco, va' e ripara la mia casa" che ha scaldato il cuore di milioni di giovani sul lungomare di Copacabana il 27 luglio, insieme al richiamo alla radicale scelta di povertà che ha reso Francesco fratello universale, all'ultimo posto e per questo vicino a tutti.