per continuare la riflessione domenicale …

 

GESÙ, TERAPEUTA DEL CUORE

 

Narciso era un bel ragazzo di cui si era innamorata la ninfa Eco. Eco era stata privata della parola da Era, la moglie di Zeus e poteva soltanto ripetere le ultime sillabe delle parole altrui. Incapace di esprimere il suo amore, Eco venne respinta da Narciso e morì di crepacuore. Gli dei punirono allora Narciso per la durezza con cui aveva trattato Eco facendolo innamorare della propria immagine. Un giorno, chinandosi sopra le limpide acque di una fonte, colse la sua immagine riflessa nell’acqua. Narciso si innamorò appassionatamente di quell’immagine e si mise a bere l’acqua per vedere chi c’era dietro. Bevve così tanto da morire di indigestione.

 

La malattia di Narciso è quella di stimare più la propria immagine che se stessi. È la malattia degli scribi, che Gesù sa vedere con occhio clinico, da terapeuta del cuore. Essi amano occupare i primi posti nelle piazze e i primi seggi nelle sinagoghe, vestire in lunghe vesti, ricevere i saluti delle persone e pregare a lungo per farsi vedere. Poi sono capaci di crudeltà e di spietatezza e di una totale mancanza di empatia nei confronti delle persone, dal momento che divorano le case delle vedove, le persone più povere in assoluto, che anzi dovrebbero essere protette e aiutate.

 

Essere quotidianamente impegnati a costruire un’immagine di sé è l’occupazione principale anche del nostro mondo e della nostra cultura. Vogliamo apparire come quelli che esportano la democrazia e lo sviluppo e in realtà siamo coloro che sfruttano le economie più deboli e più povere, e lo facciamo senza scrupoli. E non abbiamo problemi a dire ai disperati che devono stare a casa loro! Vediamo in televisione tutti i giorni scene di povertà, morte e violenza e siamo ormai incapaci di provare compassione per le persone…

 

Questa distorsione attraversa la Chiesa di oggi quando, specie nei preti, perde il rapporto con la realtà, con le persone, con la vita di tutti i giorni. Il celibato dei preti può essere una grande risorsa per il bene della gente, ma può anche essere una comoda difesa dalla necessaria e quotidiana fatica di ogni giorno. E lo scandalo di cui parlano i giornali in questi giorni non mette in questione tanto l’8 per mille (che è gestito dalla CEI e non dal Vaticano), ma fa emergere il rischio di ambienti curiali autoreferenziali e distanti dalla vita reale delle persone.

 

Da dove nasce questa malattia del narcisismo? Dalla paura: paura di tutto ciò che può rompere l’immagine di noi stessi e del nostro mondo che ci siamo costruita. Sentimenti, persone, cose che ci disturbano, perché rompono i nostri delicati equilibri e fanno emergere le nostre debolezze e la nostra realtà più vera ed umana.

 

Qual è l’antidoto più radicale a questa malattia? Offrirsi a Dio, senza paura di dare i due spiccioli a lui, come la povera vedova. Perdendo la nostra faccia davanti agli altri. L’amore per Lui ci rigenera radicalmente e ci mette a contatto con la vita, con la realtà, con il bene e l’amore vero che permea il nostro quotidiano.

 

Anche Gesù non ha avuto paura di perdere la sua faccia davanti a noi, sfigurato era il suo aspetto tanto da non potere essere definito uomo… E così facendo ci ha trasmesso il vero amore, che è dimenticanza di se e delle proprie paure, per amare di più e servirlo meglio!

 

Dio grande e misericordioso, allontana ogni ostacolo interiore nel nostro cammino verso di te, perché, nella serenità del corpo e dello spirito, possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.