IL GIUDICE E LA VEDOVA:

 

PREGHIERA O GIUSTIZIA

 

 

 

1 Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2 «In una cittàviveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3 In quella città c'era ancheuna vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 4 Per un po'di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno,5 dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente aimportunarmi”». 6 E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7 E Dio nonfarà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare alungo? 8 Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà,troverà la fede sulla terra?»(Lc 18,1-8).

 

 

 

 

 

Lectio

 

L’introduzione della parabola ne orienta chiaramente l’interpretazione: si tratta della necessità dipregare in maniera incessante, senza né stancarsi né perdersi d’animo. Se però prescindessimo dalversetto iniziale (1), niente nel corpo della parabola ci farebbe leggere il racconto in questo modo. Ilvocabolario utilizzato infatti si riferisce piuttosto alla giustizia (ad esempio, l’espressione “faregiustizia” si ripete quattro volte), mettendo in scena una vedova, simbolo delle categorie deboli,socialmente svantaggiate, che non potevano generalmente contare sull’aiuto di parenti o amicifacoltosi e dovevano quindi affidarsi ai tribunali per ottenere giustizia, dunque a dei giudici, talvoltapurtroppo simili a quello descritto nel nostro racconto.

 

Fin dall’inizio si comprende dunque che la parabola può essere letta in modi diversi, come uninvito alla preghiera insistente e continua, ma anche come un racconto per certi aspetti profetico,cioè in linea con altri testi simili che si trovano nell’Antico Testamento.Tali interpretazioni non sono necessariamente alternative bensì successive e in questoindividuiamo un segno della ricchezza del racconto e dell’abilità di Luca, l’unico evangelista cheriporta questa parabola.

 

Dopo la chiave di lettura fornita dal v. 1, il testo passa a descrivere in maniera estremamentestilizzata due persone molto diverse tra loro: un giudice e una vedova. Il primo suscita nel lettore unimmediato senso di antipatia. È infatti un personaggio sgradevole, un empio, secondo il linguaggiobiblico. Egli non ha riguardo per nessuno, né per Dio né per gli uomini, e quindi la vedova, sipotrebbe supporre, ha poche speranze di essere esaudita. Anche la vedova è descritta in modo moltoschematico, senza dire nulla circa le ragioni che la inducono a rivolgersi al giudice. Spesso gliautori pensano che essa sia mossa da ragioni di tipo economico ma anche altri motivi potrebberoessere supposti (ad esempio un ricatto, una pressione di carattere sessuale, ecc.) e niente di sicuroviene detto nel testo. Stupisce tuttavia l’atteggiamento fiero e non deferente della donna che nonimplora, non si umilia per indurre il giudice a darle retta, ma reclama invece con insistenza e conforza ciò che le spetta.

 

Dalla descrizione dei due personaggi, cioè dall’insistenza dell’una, povera e senza potere maforte e fiera, e dalla negligente indifferenza dell’altro che invece è un uomo duro e potente, il lettoresi aspetta una situazione di stallo. Invece il testo ci riserva una sorpresa spiegando anche il motivoche spinge il giudice ad agire. Ancora una volta non si tratta di nobiltà d’animo, ma di fastidio. Senon avessimo il versetto iniziale dunque, la parabola sarebbe da leggere come uno dei tanti raccontibiblici, soprattutto veterotestamentari, che illustrano la difficoltà di ottenere giustizia da parte degliuomini che sono preposti a tale compito. I libri profetici (si pensi ad Isaia, Amos, Michea, ecc.)contengono infatti molte invettive che sviluppano questo tema. Luca però lo ha affrontato in modooriginale, mediante l’inserzione del versetto iniziale e di quello conclusivo (v. 8).

 

Nell’insistenza della vedova che chiede giustizia trapela il disagio di chi, essendo onesto, ha lasensazione che Dio non intervenga nella storia, la quale sembra piuttosto dar ragione ai furbi, aiprepotenti, a chi commette l’ingiustizia ed è violento. La parabola intende dunque incoraggiarecostoro dichiarando che l’intervento di Dio è certo. Per fare questo Luca paragona il Signore algiudice disonesto costruendo un ragionamento a fortiori: se persino un personaggio equivoco, comequello descritto nella parabola, cede di fronte alle richieste della vedova, quanto più farà Dio,l’autentico giudice del mondo. Il problema vero non è dunque di natura teologica, ma riguarda lafede. Dio sembra tardare, ma non è di questo che si devono preoccupare i credenti, bensì di se stessie della propria fede, che rischia di essere radicalmente compromessa e messa in crisi dalle smentiteche ogni giorno subisce dal confronto con la storia. Di qui la necessità di pregare sempre e senzastancarsi, cioè di continuare ad affidarsi a Dio con fede, senza lasciarsi vincere dalloscoraggiamento, ma senza nemmeno pensare di realizzare da soli quel Regno che è e resta di Dio.

 

La domanda del v. 8 resta senza risposta e dunque essa, ancora una volta, rimbalza per così diresul lettore che è esplicitamente invitato a dare una risposta.

 

Si ricordi, in conclusione, che la parabola è inserita nel contesto ampio costituito dal viaggio diGesù verso Gerusalemme, nel quale l’evangelista ha raccolto molto materiale anche eterogeneo, maunificato dall’obiettivo che egli si prefiggeva: quello di formare il discepolo ai vari aspetti della vitacristiana, tra i quali sono certamente significativi la preghiera, l’aspirazione alla giustizia, laperseveranza nella fede. Nel contesto prossimo inoltre troviamo un’altra parabola che sarà oggettodella prossima lectio, quella del fariseo e del pubblicano (Lc 18,9-14), che presenta molti punti dicontatto col racconto che abbiamo appena letto e che consentirà di aggiungere ulteriori tasselli allasua interpretazione.

 

 

 

Meditatio

 

Dopo aver mostrato il legame che intercorre, nella parabola, tra preghiera, giustizia e fede,aggiungiamo che il racconto richiama altri testi evangelici e non, che sottolineano la necessità dipregare con insistenza. Il brano più vicino al nostro è Lc 11,5-13 che pone l’accento sulla necessitàdi insistere a pregare fino ad essere importuni. Anche in quel caso vengono contrapposti duepersonaggi, due amici, a partire dai quali si sviluppano le similitudini dei vv. 9-13 costruiti su unaserie di argomenti a fortiori, come nella parabola che abbiamo letto.

 

Invece il tema che fa capolino alla fine della parabola, quello relativo alla venuta del Signore,viene ripreso in Lc 21,36: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggirea tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

 

Oltre a Luca, anche molti altri autori del Nuovo Testamento, soprattutto Paolo, insistono sullanecessità di pregare sempre, senza scoraggiarsi, indicando pure alcune modalità concrete di taleesercizio. Ne citiamo alcuni in modo esemplificativo:- «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio inCristo Gesù verso di voi» (1Ts 5,17-18);- «In ogni occasione pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questoscopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi» (Ef 6,18);- «Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste conpreghiere, suppliche e ringraziamenti» (Fil 4,6).

 

Il confronto con questi e altri testi analoghi può nutrire pure la nostra orazione e costituire ancheil punto di partenza di un eventuale esame di coscienza.

 

 

 

Con Francesco d’Assisi leggiamo il Vangelo

 

Francesco conosceva la parabola della vedova importuna che egli cita espressamente nella Regolanon bollata dicendo: “e adoriamolo con cuore puro, perché bisogna pregare sempre, senza stancarsi mai” (FF 61). Egli metteva in pratica questa Parola, tanto che i biografi simostrano colpiti dall’intensità della sua preghiera:Quando invece pregava nelle selve e in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti,bagnava la terra di lacrime, si batteva con la mano il petto; e lì, quasi approfittandodi un luogo più intimo e riservato, dialogava spesso ad alta voce col suo Signore:rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre, parlava all'Amico, scherzavaamabilmente con lo Sposo. E in realtà, per offrire a Dio in molteplice olocaustotutte le fibre del cuore, considerava sotto diversi aspetti Colui che è sommamenteUno. Spesso senza muovere le labbra, meditava a lungo dentro di sé e,concentrando all'interno le potenze esteriori, si alzava con lo spirito al cielo. In talemodo dirigeva tutta la mente e l'affetto a quell'unica cosa che chiedeva a Dio: nonera tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato inpreghiera vivente. (Vita seconda di Tommaso da Celano, 95)

 

Il biografo mette in evidenza un tratto della preghiera di Francesco che, come ogni uomo cheprega, sapeva che è forte il rischio di “annoiarsi” e di perdere l’intensità del pregare; per manteneredesta e vigile l’attenzione egli cercava di passare in rassegna i diversi aspetti del mistero di Dio, ecosì “rendeva conto al Giudice, supplicava il Padre, parlava all'Amico, scherzava amabilmente conlo Sposo”. Sono qui elencate quattro diverse immagini di Dio, che esprimono diversi aspetti del suounico e infinito mistero. Per questo il biografo può dire che “considerava sotto diversi aspetti Coluiche è sommamente Uno”. Si tratta di un’indicazione che forse può servire anche per la nostrapreghiera. Solo poche anime molto contemplative riescono a restare a lungo fisse sul medesimoaspetto del mistero di Dio: di solito anche per noi, come dice Tommaso da Celano, è utile passareda un aspetto all’altro, contemplarlo nei diversi aspetti del suo agire nella nostra vita.

 

La preghiera quotidiana di Francesco, inoltre, era fatta della Liturgia delle ore (il breviario,come si diceva a quell’epoca), la preghiera della Chiesa che vuole santificare le diverse ore delgiorno; alle preghiere prescritte dalla liturgia egli aggiungeva anche delle sue personali preghiere,che formano l’Ufficio della passione. In tal modo accompagnava, amplificava e “personalizzava” larecita del breviario. E il suo compagno frate Leone, con una nota autografa sul volume del Breviariodi Francesco (che ancor oggi si conserva ad Assisi), scrive che “quando Francesco non potevaascoltare la messa, a causa di malattia o di altro impedimento manifesto, si faceva leggere il branoevangelico che in quel giorno si diceva in chiesa nella messa”. Si tratta di un’indicazione preziosaanche oggi per tante persone, che forse non tutti i giorni riescono a partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia e chepossono affrontare questa “privazione” con lo spirito di Francesco e usando il suo metodo: leggere emeditare almeno la Parola del giorno.Anche la Liturgia delle ore e la celebrazione della Messa sono dunque un aiuto prezioso perrealizzare l’invito del Signore a “pregare sempre, senza stancarsi mai”.