MOSÈ ALLORA SUPPLICÒ (Es 32,11)

la preghiera per altri

 

 

 

Imparare a intercedere

Abbiamo riflettuto sulla preghiera personale e adesso vogliamo approfondire il tema della preghiera per altri.

Che cos’è la preghiera per altri? Come è presentata nella Bibbia?

Nel momento della lectio richiamerò alcuni passi biblici tipici di questa preghiera, detta anche di intercessione; nella meditatio ci domanderemo che cosa significa e come siamo chiamati a essere intercessori per un popolo.

 

La supplica secondo la Bibbia

Il nostro brano di riferimento è Es 32,11-14, l’accorata preghiera di Mosè per il suo popolo: «Mosè supplicò il Signore» (v. 11). Tre versetti di densissima intercessione, una oratio nel senso classico, cioè un’arringa, ricca di interrogativi, di inviti quasi paradossali nell’intento di convincere Dio.

«Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: “Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li hai fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra?» (vv. 11-12).

Dopo i due interrogativi, una duplice insistenza, inizia la preghiera propriamente detta: «Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. Ricordati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre» (vv. 12-13).

Come risponde Dio alla supplica di Mosè?

«Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo» (v. 14).

 

Questa pagina rappresenta uno dei punti più alti della preghiera di intercessione nella Bibbia e, in proposito, la Bibbia di Gerusalemme annota: «Mosè appare come il grande intercessore: già al momento delle piaghe d’Egitto (Es 5, 22-23; 8, 4; 9, 28; 10, 17); in favore della sorella Maria (Nm 12, 13); ma specialmente per tutto il popolo nel deserto (Es 5, 22-23; 32, 11-14.30-32; Nm 11, 2; 14, 13-19; 16, 22; 21, 7; Dt 9, 25-29). Questo ruolo è richiamato da Ger 15, 1; Sal 99,6; 106,23; Sir 45, 3. Questa intercessione di Mosè prefigura quella del Cristo».

Dunque Mosè è la figura per eccellenza dell’intercessore, la sintesi di tutto questo tema nella Scrittura; il motivo dell’intercessione - come osserva la nota della Bibbia di Gerusalemme - non è caduco, ma viene ripreso da Cristo stesso; è l’azione, la vita di Cristo, la sua offerta che si fa intercessione costante presso Dio.

Fra i molti testi citati sopra, è interessante leggere almeno, per la sua straordinaria efficacia, un versetto del libro del profeta Geremia: «Il Signore mi disse: “Anche se Mosè e Samuele si presentassero davanti a me, io non mi piegherei verso questo popolo. Allontanali da me, se ne vadano!”» (Ger 15, 1).

È talmente forte l’intercessione dei profeti che Dio stesso preferisce non ascoltarli perché non vi potrebbe resistere.

Samuele, come sappiamo, è un altro sommo intercessore. Ho riflettuto a lungo sulla sua figura durante un corso di Esercizi tenuto a Lima per i vescovi del Perù, e ricordo che nella prima meditazione presentai Samuele come icona del vescovo intercessore. Il Perù era ed è tuttora in preda a gravissimi problemi e l’episcopato deve soffrire e pregare molto; per questo mi era sembrato utile rileggere in quella dell’antico profeta l’intercessione dei pastori.

La supplica dei grandi dell’Antico Testamento ha il suo culmine nell’intercessione di Cristo: «Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?» (Rm 8,34).

Paolo ha la certezza che Gesù non è stato intercessore soltanto durante la sua esistenza terrena, ma lo è ora e sempre. Certezza ripresa dalla Lettera agli Ebrei: «Gesù può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore» (Eb 7, 25).

L’intercessione costante di Gesù, che nel tempo terreno ha il suo culmine nell’Eucaristia, ma presso Dio non ha mai sosta, è pure, secondo Paolo, l’intercessione che lo Spirito esercita per noi, nel nostro stesso pregare: «Lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, perché egli intercede per i credenti secondo i disegni di Dio» (Rm 8, 26b-27).

La nostra supplica è perciò coinvolta in un movimento molto più alto, l’intercessione di Cristo presso il Padre e dello Spirito in ogni nostra orazione. Siamo per così dire avvolti in un dinamismo di intercessione più forte di noi e dobbiamo prenderne coscienza per parteciparvi appieno.

Nel Nuovo Testamento troviamo altri esempi meravigliosi di persone mosse concretamente da questo Spirito di preghiera per gli altri. In particolare gli apostoli vivono una tale preghiera, che è più larga della semplice intercessione invocativa e deprecativa, perché comprende pure il ringraziamento. Splendide in proposito le preghiere di ringraziamento con cui Paolo ordinariamente comincia le sue lettere: «Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della scienza» (1 Cor 1, 2).

La preghiera dell’Apostolo per gli altri, per le comunità, era anzitutto preghiera di ringraziamento e dobbiamo imparare da lui a ringraziare Dio per la comunità; è il primo dovere del pastore, ma non sempre ce ne ricordiamo.

Sovente Paolo ha di fronte assemblee di cristiani non esemplari, e le rimprovererà aspramente, tuttavia incomincia col rendimento di grazie per ciascuna di esse, tenendo conto della situazione reale.

Di lui leggiamo inoltre bellissime preghiere di intercessione propriamente dette, sempre commensurate alla misura di ogni comunità. Scrivendo ai Filippesi, dopo il lungo ringraziamento (cfr Fil 1, 3-6), Paolo aggiunge l’intercessione: «Perciò prego che la vostra carità si arricchisca sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento, perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo ricolmi di quei frutti di giustizia che si ottengono per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio» (Fil 1, 9-11).

Egli dunque pregava per ogni comunità leggendola e intercedendo per essa alla luce del mistero di salvezza.

Ancora una preghiera sublime di Paolo verso la metà della Lettera agli Efesini: «Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Ef 3, 14-19).

E termina con una dossologia: «A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen» (Ef 3, 20-21).

L’intercessione è già diventata liturgica, ed è passata nella preghiera ufficiale.

La preghiera per gli altri, apostolica, così presente nel Nuovo Testamento, ci interroga: è presente in me come attività seria, attività densa come quella di Paolo, non come attività superficiale, passeggera, come intenzione rapida? È presente in me la preghiera di ringraziamento per gli altri sapendo vedere il bene e le meraviglie che Dio opera in ciascuno?

Con tali domande entriamo nel secondo momento della nostra riflessione.

 

Al cuore della preghiera di intercessione

Esprimo la meditatio in tre punti: che cos’è l’intercessione? Che cosa significa l’espressione «Pro eis sanctifico meipsum» (Gv 17,19)? Che cosa vuol dire allora per noi pregare per altri?

 

Che cos’è l’intercessione?

Ho avuto modo di parlarne abbastanza diffusamente nel gennaio 1991; si stava combattendo la guerra del Golfo e il Papa aveva invitato tutta la Chiesa a pregare accoratamente per la pace. La Pastorale giovanile diocesana organizzò una veglia in Duomo e nell’omelia spiegai il significato del latino “inter-cedere”: fare un passo in modo da mettersi nel mezzo di una situazione.

L’intercessore è colui che abbraccia con amore e senza sottintesi le due parti in conflitto; Gesù si è posto nel mezzo perché era solidale con le due parti in causa, anzi i due elementi in conflitto coincidevano in lui: l’uomo e Dio. Egli sta con l’uomo peccatore e insieme vive tutte le esigenze di Dio. È il perfetto intercessore, perché può presentare a Dio la fragile condizione umana come sua, e con autorità difende le esigenze di Dio davanti agli uomini. È indispensabile questo duplice grande amore: l’amore per Dio e l’amore per l’uomo. La preghiera di intercessione è dunque scarsa quando questo duplice amore è debole.

Ricordiamo l’infuocata parola di Mosè, tutto immedesimato col suo popolo, e nello stesso tempo con l’onore di Dio: «Mosè disse al popolo: “Voi avete commesso un grande peccato; ora salirò verso il Signore: forse otterrò il perdono della vostra colpa”. Mosè ritornò dal Signore e disse: “Questo popolo ha commesso un grande peccato: si sono fatti un dio d’oro. Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato... E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!”» (Es 32, 30-32).

Potrebbe addirittura sembrare una bestemmia la richiesta di essere cancellato dal libro della vita, ma in realtà esprime il culmine dell’amore di Mosè per il popolo, nella ferma volontà di non separarsi dall’amore di Dio.

Anche Paolo scriverà: «Vorrei essere io stesso anatema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne» (Rm 9, 3).

L’intercessione è dunque frutto d’amore; quanto più un prete prende sul serio Dio e quanto più prende sul serio la propria gente, e con verità la chiama “sua”.

 

«Pro eis sanctifico meipsum»

Un ulteriore cammino di intercessione lo leggiamo in Gv 17, 19, dove Gesù, pregando il Padre dice: «Pro eis sanctifico meipsum, per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Parole molto misteriose, che suggeriscono un approfondimento del tema: offro la mia vita di preghiera, con le sue prove, i suoi dinamismi, le sue fatiche, come intercessione ed espiazione per altri, per coloro che amo, per coloro che non sanno pregare, per coloro che fanno fatica a pregare; assumo su di me la loro fatica e la vivo nella mia, porto dentro di me e con me quelli che amo nel faticoso cammino della mia preghiera: «Pro eis sanctifico meipsum».

Anche senza pensare agli altri espressamente o direttamente, senza intercedere nel senso formale, cioè menzionandone il nome, io posso accoglierli in me interamente nella difficile ascesa della mia preghiera e della mia vita, come Gesù porta il suo gregge con sé e in sé nel cammino verso la croce e verso il Padre.

 

Che cosa vuol dire per noi pregare per altri?

Quando le persone ci chiedono di pregare per loro abbiamo sempre l’impressione che sia necessaria un’agenda, quasi uno schedario per scrivere i nomi di tutti. Non dico che sia sbagliato, però a un certo punto diventa un problema. Come fare di fronte a una lista infinita, come abbracciare sistematicamente nella preghiera coloro che vorremmo ricordare, numerosi come la sabbia del mare o come le stelle del cielo?

L’intercessione di fatto deve entrare profondamente nella vita attraverso alcuni modi che vi indico.

Anzitutto nell’Eucaristia. La messa è la nostra grande intercessione per il popolo, per tutto il popolo di Dio che è nel mondo, ma in particolare, per la gente a noi affidata. È vero che comprende specifiche preghiere formali di intercessione: dopo il Vangelo, al momento del canone, nel memento dei vivi e dei morti; ma tutta la messa è intercessione ed è offerta e vissuta come tale. La nostra autentica risposta alla domanda di pregare che ci viene fatta è dunque l’Eucaristia vissuta bene, è la comunione più profonda possibile con Cristo grande intercessore presso il Padre, è l’atto più sublime dell’intercessione «con Cristo per Cristo e in Cristo». Nell’Eucaristia noi soddisfacciamo abbondantemente al nostro compito di intercessori, pur se non completamente.

Un altro modo di intercessione molto importante è la Liturgia delle ore, che recitiamo a nome della Chiesa, con la Chiesa e intercedendo per essa. I Salmi, le intercessioni salmiche, le orazioni di supplica, le preghiere finali di intercessione dei vespri e delle lodi, tutto nella Liturgia delle ore è dovere e insieme esercizio pratico di intercessione, di lode, di ringraziamento a Dio per la nostra comunità.

Vengono poi le intercessioni particolari a cui diamo menzione specifica, nel caso di un dolore, di una sofferenza, di un cruccio, di una preoccupazione, di una crisi. Anche queste preghiere particolari partecipano della grande intercessione.

Come ho già detto prima commentando il versetto di Gv 17, io intercedo per voi, ciascuno intercede per gli altri nelle fatiche e nell’ascesi della propria preghiera, portando il peso anche di coloro che non credono e non pregano. Santa Teresa di Gesù Bambino visse le prove della fede, della notte oscura, sentendole chiaramente quale partecipazione alla tavola dei peccatori e alla mensa degli increduli; noi pure siamo chiamati a soffrire le prove offrendole per quanti non credono.

Infine la nostra grande intercessione si attua nella ricerca dell’unione della nostra volontà con la volontà di Dio in Cristo. Quando ci sforziamo di raggiungere tale unione nella preghiera e nella vita, noi intercediamo, ci carichiamo di tutta la realtà che ci circonda, nel desiderio che anch’essa si conformi alla volontà di Dio: «Sia fatta la tua volontà». Chiedendo che la volontà di Dio si compia in me, per me, negli altri e per gli altri, intercediamo per tutti.

Non deve spaventarci questo ampio cammino di intercessione, dal momento che non siamo il Sisifo solitario che spinge la pietra sulla montagna; siamo invece un immenso popolo di intercessori e, mentre noi intercediamo per altri, innumerevoli persone sconosciute, i santi del cielo e della terra, coloro che abbiamo conosciuto e amato e ora sono morti, intercedono per noi. Sentiamoci avvolti in una nube di intercessori; essi ci incoraggiano nel cammino che vogliamo ricominciare a partire da oggi.