Sabati Francescani alla Creta 2018 - 2019

 

Francesco,

insegnaci a pregare!

 

 

Continua la proposta dei “Sabati francescani alla Creta”, giunta all’ottava edizione. Quest’anno vogliamo imparare a pregare con la mente e con il cuore di san Francesco, attingendo dalla sua esperienza spirituale e dai suoi Scritti. Gli incontri si terranno secondo il seguente calendario

 

27 ottobre Introduzione: la preghiera di Francesco

10  novembre Francesco invita alla preghiera

15 dicembre Francesco adora il Corpo del Signore

12  gennaio Francesco medita la Parola di Dio

9 febbraio Francesco canta l’amore del Padre

16  marzo Francesco segue le orme di Gesù Cristo

13 aprile Francesco esorta alla conversione

18 maggio Francesco circonda d’amore la Madre di Dio

 

PRESENTAZIONE

Assisi, primi mesi dell’anno 1206. Nella piccola chiesa di San Damiano, solitaria e in rovina, il giovane Francesco, inquieto e insoddisfatto della vita, si raccoglie in preghiera davanti all’immagine del Crocifisso e inizia a parlare con il Signore: «Altissimo, glorioso Dio, illumina le tenebre del cuore mio…».

Si instaura così, tra Francesco e il Cristo, un incontro, un dialogo, un rapporto intimo e personale, che crescerà nel tempo e cambierà l’intera esistenza del futuro santo: il suo modo di pensare, lo sguardo con cui comprendere la realtà, le scelte da fare e il senso da dare alla vita.

Dopo ottocento anni da quella Preghiera davanti al Crocifisso, è vivo anche in noi il desiderio di un incontro, un dialogo, un rapporto personale con il Signore ed è nata spontanea in noi una richiesta, quasi una supplica: Francesco, insegnaci a pregare! 

Per pregare e imparare a pregare con la mente, il cuore e l’anima di san Francesco, cercheremo tra i tanti suoi Scritti i testi più significativi e secondo i diversi atteggiamenti di preghiera che Francesco ha vissuto e insegnato ai suoi frati. Atteggiamenti e parole che possono diventare anche nostri.

 

 

Questo è l’augurio che rivolgo di cuore a chi parteciperà ai Sabati Francescani alla Creta.


introduzione

 

la preghiera

di francesco

 

Seguendo le testimonianze dei biografi, cerchiamo innanzitutto di conoscere come Francesco pregava e cos’era per lui la preghiera. Ovviamente, come già dichiarava il primo biografo, «riguardo a tutte le meraviglie della sua preghiera diremo solo qualche tratto, per quanto abbiamo visto con i nostri occhi ed è possibile raccontare con le parole, perché sia di esempio a tutti» .(cfr. FF 681)

 

1. Francesco, uomo di Dio, sentendosi pellegrino nel corpo lontano dal Signore, cercava di raggiungere con lo spirito il cielo e fattosi ormai concittadino degli Angeli, ne era separato unicamente dalla fragile parete della carne. L’anima era tutta assetata del suo Cristo e a Cristo si offriva interamente nel corpo e nello spirito.

Come mi sento rispetto a Dio?

2. Trascorreva il tempo che aveva disponibile in santo raccoglimento per imprimere nel cuore la Sapienza: temeva di tornare indietro se non progrediva sempre. E se a volte urgevano visite di persone o altre faccende, le troncava velocemente, per rifugiarsi di nuovo nel Signore. Perché a Francesco, che si saziava della dolcezza di Dio, risultavano insipide le cose del mondo e le delizie divine lo avevano reso di gusto difficile verso le soddisfazioni grossolane degli uomini.

Come trascorro il mio tempo cosiddetto “libero”?

3. Cercava sempre un luogo appartato, dove potersi unire non solo con lo spirito ma anche con le singole membra al suo Dio. Quando, trovandosi in pubblico, veniva improvvisamente visitato dal Signore, cercava sempre di celarsi in qualche modo ai presenti, perché gli intimi contatti con lo Sposo non si manifestassero all’esterno. Si faceva una piccola cella con il mantello e se a volte era privo di questo, ricopriva il volto con la manica, per non svelare la manna nascosta. Sempre frapponeva fra sé e gli altri qualcosa, cosicché poteva pregare non visto anche se stipato tra mille, come nel cantuccio di una nave. E se non era possibile niente di tutto questo, si costruiva un tempio nel suo cuore.

Come cerco i miei “spazi”?

4. Assorto in Dio e dimentico di se stesso, non gemeva né tossiva, il suo respiro era calmo e tranquillo e scompariva ogni altro segno esteriore.

So essere “assorto in Dio …calmo e tranquillo”?

5. E diceva spesso: «Il mio segreto è per me, il mio segreto è di Dio! Beato quel servo che custodisce nel suo cuore i segreti del Gran Re!». Nel segreto della preghiera, come testimoniano prove sicure, gli venivano svelati i misteri nascosti della Sapienza divina, che egli, però, non divulgava all’esterno, se non nella misura in cui lo esigeva l’utilità del  prossimo. Quando tornava dalle sue preghiere, che lo trasformavano quasi in un altro uomo, metteva la più grande attenzione per comportarsi con naturalezza come gli altri, perché non trapelasse fuori la sua gioia interiore.

 

So custodire “i segreti del Gran Re”?

 

6. Quando pregava in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava la terra di lacrime, si batteva con la mano il petto. Quasi approfittando di un luogo più intimo e riservato, considerava sotto diversi aspetti Colui che è sommamente Uno.

 

Dialogava spesso ad alta voce con il suo Signore:

 

rendeva conto al Giudice,

 

supplicava il Padre,

 

dialogava con l’Amico,

 

scherzava amabilmente con lo Sposo,

 

interpellava con grida e gemiti la Bontà divina

 

a favore dei peccatori.

 

Quali “aspetti di Dio” ci sono nella mia preghiera?

 

7. I frati che vissero con lui sanno molto bene come ogni momento affiorasse sulle sue labbra il ricordo di Gesù Cristo e con quanta soavità e dolcezza gli parlava, con quale tenero amore discorreva con Lui. La bocca parlava per l’abbondanza dei santi affetti del cuore e quella sorgente di illuminato amore che lo riempiva dentro, traboccava anche di fuori. Era davvero molto occupato con Gesù:

 

Gesù portava sempre nel cuore,

 

Gesù sulle labbra, Gesù nelle orecchie,

 

Gesù negli occhi, Gesù nelle mani,

 

Gesù in tutte le altre membra.

 

Cos’è per me “il ricordo di Gesù”?

 

8. Meditava continuamente le parole del Signore e non perdeva mai di vista le sue opere. Ma soprattutto l’umiltà dell’Incarnazione e la carità della Passione aveva impresse così profondamente nella sua memoria, che difficilmente voleva pensare ad altro.

 

Come medito “le parole del Signore”?

 

9. Tre anni prima della sua morte, decise di celebrare vicino a Greccio il ricordo del Natale di Gesù, con la maggior solennità possibile. Fece preparare una stalla, vi fece portare del fieno e fece condurre sul luogo un asino e un bue. Si radunano i frati e la popolazione, il bosco risuona di voci e quella santa notte risplende di luci. Francesco sta davanti alla mangiatoia, ricolmo di pietà, cosparso di lacrime, traboccante di gioia. Viene celebrata la Messa sopra la mangiatoia e Francesco canta il Vangelo, predica al popolo e parla della nascita del Re povero: nel nominarlo, lo chiama con tenerezza d’amore, il «bimbo di Bethlehem».

 

Cos’è per me  “il ricordo del Natale”?

10. Aveva fissato nella sua anima la compassione per il Crocifisso e le stimmate di Cristo, sebbene non ancora impresse nel corpo, gli si impressero profondamente nel cuore. Non riusciva a trattenere le lacrime e piangeva anche ad alta voce la Passione del Signore, come se l’avesse davancuore con mirabile amore il Gesù Cristo e questo crocifisso, fu insignito gloriosamente più di ogni altro della immagine di Lui, che egli aveva la grazia di contemplare, durante l’estasi, nella sua gloria.

Cos’è per me “la compassione per il Crocifisso”?

11. Aveva l’abitudine di offrire a Dio il tributo delle Ore canoniche con riverenza e devozione. Pregava i Salmi con estrema attenzione di mente e di spirito, come se avesse Dio presente, e, quando gli capitava di udire o pronunciare il nome del Signore, ricolmo di intima gioia, lo si vedeva trasformarsi anche esteriormente come se un sapore di miele avesse toccato il suo gusto o un suono armonioso il suo udito.

Conosco la preghiera della “liturgia delle ore”?

12. Esortava instancabilmente i frati a osservare con ogni cura il Vangelo e la Regola, come avevano promesso: li ammoniva soprattutto ad esser reverenti verso i ministeri e le leggi della Chiesa, ad ascoltare con amore e devozione la Messa, a guardare e adorare con fede il corpo del Signore nostro Gesù Cristo, ad avere in onore i sacerdoti che celebrano questi grandi sacramenti, e che dovunque si imbattessero in uno di loro, chinassero la testa e baciassero la sua mano.

Come partecipo “alla Messa”?

13. Spesso, trovandosi in viaggio e meditando o cantando Gesù, si fermava e invitava tutte le creature alla lode di Dio. In ogni opera loda l’Artefice e tutto ciò che trova nelle creature lo riferisce al Creatore. Esulta di gioia in tutte le opere delle mani del Signore e nelle cose belle riconosce la Bellezza somma e da tutto ciò che per lui è buono sale il grido: «Chi ci ha creati è infinitamente buono!». Attraverso le orme, impresse nella natura, segue ovunque il Diletto e si fa scala di ogni cosa per raggiungere il suo trono. Abbraccia tutti gli esseri creati con un amore e una devozione quale non si era mai udita prima, parlando loro del Signore ed esortandoli alla sua lode.

So riconoscere le opere del Creatore?

14. Ardente era il suo desiderio di compiere sempre, tanto lui quanto i suoi frati, azioni che fossero a lode del Signore. E diceva: «Tale dovrebbe essere il comportamento dei frati in mezzo alla gente, che chiunque li ascolta e li vede, glorifichi e lodi il Padre celeste».

So rendere  le mie azioni una “lode al Signore”?

15. Così Francesco dirigeva tutta la mente e l’affetto a quell’unica cosa che gli chiedeva Dio:

non era tanto un uomo che pregava,

quanto piuttosto egli stesso

tutto trasformato in preghiera vivente.

E se fossi anch’io una “preghiera vivente”?

Ma di quanta dolcezza sarà stato inondato, abituato come era a questi trasporti dello spirito? Soltanto lui lo sa, io non posso che ammirarlo.