Capitolo I
Il disegno di Dio su matrimonio e famiglia

La famiglia alla luce del dato biblico

1. Il libro della Genesi presenta l’uomo e la donna creati ad immagine e somiglianza di Dio; nell’accoglienza reciproca, essi si riconoscono fatti l’uno per l’altro (cf. Gen 1,24-31; 2,4b-25). Attraverso la procreazione, l’uomo e la donna sono resi collaboratori di Dio nell’accogliere e trasmettere la vita: «Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l’uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in modo unico all’opera del Creatore» (CCC 372). La loro responsabilità, inoltre, si estende alla custodia del creato e alla crescita della famiglia umana. Nella tradizione biblica, la prospettiva della bellezza dell’amore umano, specchio di quello divino, si sviluppa soprattutto nel Cantico dei Cantici e nei profeti.

2. L’annuncio della Chiesa sulla famiglia trova il suo fondamento nella predicazione e nella vita di Gesù, il quale è vissuto e cresciuto nella famiglia di Nazareth, ha partecipato alle nozze di Cana, di cui ha arricchito la festa con il primo dei suoi “segni” (cf. Gv 2,1-11), presentandosi come lo Sposo che unisce a sé la Sposa (cf. Gv 3,29). Sulla croce, si è consegnato con amore fino alla fine, e nel suo corpo risorto ha stabilito nuovi rapporti tra gli uomini. Svelando pienamente la divina misericordia, Gesù concede all’uomo e alla donna di ricuperare quel “principio” secondo cui Dio li ha uniti in una sola carne (cf. Mt 19,4-6), per il quale – con la grazia di Cristo – essi sono resi capaci di amarsi per sempre e con fedeltà. Pertanto, la misura divina dell’amore coniugale, cui i coniugi sono chiamati per grazia, ha la sua sorgente nella «bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (EG 36), cuore stesso del Vangelo.

3. Gesù, nell’assumere l’amore umano, lo ha anche perfezionato (cf. GS 49), consegnando all’uomo e alla donna un nuovo modo di amarsi, che ha il suo fondamento nella irrevocabile fedeltà di Dio. In questa luce, la Lettera agli Efesini ha individuato nell’amore nuziale tra l’uomo e la donna “il grande mistero” che rende presente nel mondo l’amore tra Cristo e la Chiesa (cf. Ef 5,31-32). Essi possiedono il carisma (cf. 1Cor 7,7) di edificare la Chiesa con il loro amore sponsale e con il compito della procreazione ed educazione dei figli. Legati da un vincolo sacramentale indissolubile, gli sposi vivono la bellezza dell’amore, della paternità, della maternità e della dignità di partecipare così all’opera creatrice di Dio.

La famiglia nei documenti della Chiesa

4. Nel corso dei secoli, la Chiesa non ha fatto mancare il suo costante insegnamento sul matrimonio e la famiglia. Una delle espressioni più alte di questo Magistero è stata proposta dal Concilio Ecumenico Vaticano II, nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, che dedica un intero capitolo alla promozione della dignità del matrimonio e della famiglia (cf. GS 47-52). Esso ha definito il matrimonio come comunità di vita e di amore (cf. GS 48), mettendo l’amore al centro della famiglia, mostrando, allo stesso tempo, la verità di questo amore davanti alle diverse forme di riduzionismo presenti nella cultura contemporanea. Il «vero amore tra marito e moglie» (GS 49) implica la mutua donazione di sé, include e integra la dimensione sessuale e l’affettività, corrispondendo al disegno divino (cf. GS 48-49). Inoltre, Gaudium et Spes 48 sottolinea il radicamento in Cristo degli sposi: Cristo Signore «viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio», e con loro rimane. Nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità. In questo modo gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cf. LG 11), così che la Chiesa, per comprendere pienamente il suo mistero, guarda alla famiglia cristiana, che lo manifesta in modo genuino.

5. Sulla scia del Concilio Vaticano II, il Magistero pontificio ha approfondito la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. In particolare, Paolo VI, con la Enciclica Humanae Vitae, ha messo in luce l’intimo legame tra amore coniugale e generazione della vita. San Giovanni Paolo II ha dedicato alla famiglia una particolare attenzione attraverso le sue catechesi sull’amore umano, la Lettera alle famiglie (Gratissimam Sane) e soprattutto con l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio. In tali documenti, il Pontefice ha definito la famiglia “via della Chiesa”; ha offerto una visione d’insieme sulla vocazione all’amore dell’uomo e della donna; ha proposto le linee fondamentali per la pastorale della famiglia e per la presenza della famiglia nella società. In particolare, trattando della carità coniugale (cf. FC 13), ha descritto il modo in cui i coniugi, nel loro mutuo amore, ricevono il dono dello Spirito di Cristo e vivono la loro chiamata alla santità.

6. Benedetto XVI, nell’Enciclica Deus Caritas Est, ha ripreso il tema della verità dell’amore tra uomo e donna, che s’illumina pienamente solo alla luce dell’amore di Cristo crocifisso (cf. DCE 2). Egli ribadisce come: «Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano» (DCE 11). Inoltre, nella Enciclica Caritas in Veritate, evidenzia l’importanza dell’amore come principio di vita nella società (cf. CV 44), luogo in cui s’impara l’esperienza del bene comune.

 

7. Papa Francesco, nell’Enciclica Lumen Fidei affrontando il legame tra la famiglia e la fede, scrive: «L’incontro con Cristo, il lasciarsi afferrare e guidare dal suo amore allarga l’orizzonte dell’esistenza, le dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita. Essa fa scoprire una grande chiamata, la vocazione all’amore, e assicura che quest’amore è affidabile, che vale la pena di consegnarsi ad esso, perché il suo fondamento si trova nella fedeltà di Dio, più forte di ogni nostra fragilità» (LF 53). 

 

 

 

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