Capitolo II
Le sfide pastorali sulla famiglia

61. In questa sezione, si raccolgono le risposte e le osservazioni circa le sfide pastorali sulla famiglia, che si articolano in tre questioni fondamentali: la crisi della fede nel suo rapporto con la famiglia; le sfide interne e le sfide esterne, che riguardano la realtà familiare; alcune situazioni difficili, legate ad una cultura dell’individualismo e alla sfiducia nei rapporti stabili.

a) La crisi della fede e la vita familiare

L’azione pastorale nella crisi di fede

62. Alcune risposte rilevano come, nelle situazioni in cui la fede è debole o assente nelle realtà familiari, la parrocchia e la Chiesa nel suo insieme non siano percepite come un sostegno. Ciò avviene probabilmente per una percezione sbagliata e moralistica della vita ecclesiale, dovuta al contesto socio-culturale in cui viviamo, là dove è in crisi la stessa istituzione familiare in quanto tale. L’ideale della famiglia viene inteso come una meta irraggiungibile e frustrante, invece di essere compreso come indicazione di un cammino possibile, attraverso il quale imparare a vivere la propria vocazione e missione. Quando i fedeli avvertono questo scollamento, la crisi nella coppia, nel matrimonio o nella famiglia si trasforma spesso e gradatamente in una crisi di fede. Ci si pone pertanto la domanda su come agire pastoralmente in questi casi: come fare in modo che la Chiesa, nelle sue diverse articolazioni pastorali, si mostri in grado di prendersi cura delle coppie in difficoltà e della famiglia.

63. Molte risposte rilevano come una crisi di fede possa essere l’occasione per constatare il fallimento o un’opportunità per rinnovarsi, scoprendo ragioni più profonde a conferma dell’unione coniugale. Così che la perdita di valori, e addirittura la disgregazione della famiglia, possono trasformarsi in occasione di fortificazione del legame coniugale. Per superare la crisi può essere di aiuto il sostegno di altre famiglie disposte ad accompagnare il difficile cammino della coppia in crisi. In particolare, si sottolinea la necessità che la parrocchia si faccia prossima come una famiglia di famiglie.

b) Situazioni critiche interne alla famiglia

Difficoltà di relazione / comunicazione

64. C’è grande convergenza da parte delle risposte nel sottolineare la difficoltà di relazione e comunicazione in famiglia come uno dei nodi critici rilevanti. Si mette in luce l’insufficienza e persino l’incapacità di costruire relazioni familiari per il sopravvento di tensioni e conflitti tra i coniugi, dovuti alla mancanza di fiducia reciproca e di intimità, al dominio di un coniuge sull’altro, ma anche ai conflitti generazionali tra genitori e figli. Il dramma rilevato in queste situazioni è la progressiva scomparsa della possibilità di dialogo, di tempi e spazi di relazione: la mancanza di condivisione e comunicazione fa sì che ciascuno affronti le proprie difficoltà nella solitudine, senza alcuna esperienza di essere amato e di amare a sua volta. In alcuni contesti sociali, poi, la mancanza di esperienza dell’amore, in particolare dell’amore paterno, è frequente, e questo rende assai difficoltosa l’esperienza dell’amore di Dio e della sua paternità. La debolezza della figura del padre in tante famiglie genera forti squilibri nel nucleo familiare e incertezza identitaria nei figli. Senza l’esperienza quotidiana di amore testimoniato, vissuto e ricevuto risulta particolarmente difficile la scoperta della persona di Cristo come Figlio di Dio e dell’amore di Dio Padre.

Frammentazione e disgregazione

65. Sebbene in modi diversi, le risposte testimoniano come vi sia in molte circostanze una frammentazione e disgregazione di tante realtà familiari; il dramma che costantemente e per primo viene menzionato è quello del divorzio e della separazione all’interno della coppia, talvolta favorito dalla povertà. Tra le altre situazioni critiche si menzionano realtà familiari allargate, in cui appaiono relazioni molteplici invasive, oppure monoparentali (con madri sole o adolescenti), le unioni di fatto, ma anche le unioni e la genitorialità omosessuale (menzionata, in particolare, in Europa e Nord America). In determinati contesti culturali, si ricorda con insistenza la poligamia come uno dei fattori disgreganti il tessuto familiare. A questo si aggiunge la chiusura della famiglia alla vita. Molti episcopati sottolineano con grande preoccupazione la massiccia diffusione della pratica dell’aborto. La cultura dominante sembra per molti aspetti promuovere una cultura di morte rispetto alla vita nascente. Siamo di fronte ad una cultura dell’indifferenza di fronte alla vita. Da parte degli Stati, talvolta, non si contribuisce a un’adeguata tutela dei legami familiari, mediante legislazioni che favoriscono l’individualismo. Tutto ciò, tra la gente, crea una mentalità superficiale su temi di importanza decisiva. Non pochi interventi sottolineano come anche una mentalità contraccettiva segni di fatto negativamente le relazioni familiari.

Violenza e abuso

66. Unanime e trasversale nelle risposte è anche il riferimento alla violenza psicologica, fisica e sessuale, e agli abusi commessi in famiglia ai danni in particolare delle donne e dei bambini, un fenomeno purtroppo non occasionale, né sporadico, particolarmente in certi contesti. Si ricorda anche il terribile fenomeno del femminicidio, spesso legato a profondi disturbi relazionali e affettivi, e conseguenza di una falsa cultura del possesso. Si tratta di un dato davvero inquietante, che interroga tutta la società e la pastorale familiare della Chiesa. La promiscuità sessuale in famiglia e l’incesto sono ricordati esplicitamente in certe aree geografiche (Africa, Asia e Oceania), così come la pedofilia e l’abuso sui bambini. A questo proposito si fa menzione anche dell’autoritarismo da parte dei genitori, che trova espressione nella mancanza di cura e di attenzione per i figli. La mancanza di considerazione per i bambini si unisce all’abbandono dei figli e alla carenza ripetutamente sottolineata del senso di una genitorialità responsabile, che rifiuta non solo di prendersi cura, ma anche di educare i figli, abbandonati totalmente a se stessi.

67. Più episcopati segnalano il dramma del commercio e dello sfruttamento di bambini. A questo proposito, si afferma la necessità di rivolgere un’attenzione particolare alla piaga del “turismo sessuale” e alla prostituzione che sfrutta i minori specialmente nei Paesi in via di sviluppo, creando squilibri all’interno delle famiglie. Si sottolinea come tanto la violenza domestica, nei suoi diversi aspetti, quanto l’abbandono e la disgregazione familiare, nelle sue varie forme, abbiano un impatto significativo sulla vita psicologica della persona e conseguentemente sulla vita di fede, dal momento che il trauma psicologico intacca in maniera negativa la visione, la percezione e l’esperienza di Dio e del suo amore.

Dipendenze, media e social network

68. Tra le diverse situazioni critiche interne alla famiglia vengono menzionate costantemente le dipendenze da alcool e droghe,  ma anche dalla pornografia, talvolta usata e condivisa in famiglia, così come dal gioco d’azzardo e da videogiochi, internet e social network. Quanto ai media, da una parte, si sottolinea a più riprese l’impatto negativo di essi sulla famiglia, dovuto in particolare all’immagine di famiglia veicolata e all’offerta di anti-modelli, che trasmettono valori errati e fuorvianti. Dall’altra, si insiste sui problemi relazionali che i media, unitamente ai social network e internet, creano all’interno della famiglia. Di fatto, televisione, smartphone e computer possono essere un reale impedimento al dialogo tra i membri della famiglia, alimentando relazioni frammentate e alienazione: anche in famiglia si tende sempre più a comunicare attraverso la tecnologia. Si finisce così per vivere rapporti virtuali tra i membri della famiglia, dove i mezzi di comunicazione e l’accesso a internet si sostituiscono sempre di più alle relazioni. A questo proposito, si fa presente non solo il rischio della disgregazione e della disunione familiare, ma anche la possibilità che il mondo virtuale diventi una vera e propria realtà sostitutiva (in particolare in Europa, America del Nord e Asia). È ricorrente nelle risposte la sottolineatura di come anche il tempo libero per la famiglia sia catturato da questi strumenti.

69. Si sottolinea, inoltre, il fenomeno crescente nell’era di internet dell’overload informativo (information overloading): l’aumento esponenziale dell’informazione ricevuta, cui spesso non corrisponde un aumento della sua qualità, unitamente all’impossibilità di verificare sempre l’attendibilità delle informazioni disponibili on-line. Il progresso tecnologico è una sfida globale per la famiglia, al cui interno causa rapidi cambiamenti di vita riguardo ai valori, alle relazioni e agli equilibri interni. Le criticità emergono, perciò, con più evidenza laddove manca in famiglia un’educazione adeguata all’uso dei media e delle nuove tecnologie.

c) Pressioni esterne alla famiglia

L’incidenza dell’attività lavorativa sulla famiglia

70. Nelle risposte è unanime il riferimento all’impatto dell’attività lavorativa sugli equilibri familiari. In primo luogo, si registra la difficoltà di organizzare la vita familiare comune nel contesto di una incidenza dominante del lavoro, che esige dalla famiglia sempre più flessibilità. I ritmi di lavoro sono intensi e in certi casi estenuanti; gli orari spesso troppo lunghi, talvolta si estendono anche alla domenica: tutto questo ostacola la possibilità di stare insieme. A causa di una vita sempre più convulsa, i momenti di pace ed intimità familiare diventano rari. In alcune aree geografiche, viene evidenziato il prezzo pagato dalla famiglia alla crescita e allo sviluppo economico, cui si aggiunge la ripercussione ben più vasta degli effetti prodotti dalla crisi economica e dall’instabilità del mercato del lavoro. La crescente precarietà lavorativa, unitamente alla crescita della disoccupazione e alla conseguente necessità di spostamenti sempre più lunghi per lavorare, hanno ricadute pesanti sulla vita familiare, producendo tra l’altro un allentamento delle relazioni, un progressivo isolamento delle persone con conseguente crescita di ansia.

71. In dialogo con lo Stato e gli enti pubblici preposti, ci si aspetta da parte della Chiesa un’azione di concreto sostegno per un dignitoso impiego, per giusti salari, per una politica fiscale a favore della famiglia, così come l’attivazione di un aiuto per le famiglie e per i figli. Si segnala, in proposito, la frequente mancanza di leggi che tutelino la famiglia nell’ambito del lavoro e, in particolare, la donna-madre lavoratrice. Si constata inoltre che l’area del sostegno e dell’impegno civile a favore delle famiglie è un ambito in cui l’azione comune, così come la creazione di reti con organizzazioni che perseguono simili obiettivi, è consigliabile e fruttuosa.

Il fenomeno migratorio e la famiglia

72. In relazione all’ambito lavorativo, viene sottolineata anche l’incidenza che la migrazione produce sul tessuto familiare: per far fronte ai problemi di sussistenza, padri e, in misura crescente, madri si vedono costretti ad abbandonare la famiglia per motivi lavorativi. La lontananza di un genitore ha conseguenze gravi sia sugli equilibri familiari che sull’educazione dei figli. Allo stesso tempo, si ricorda come l’invio in famiglia di denaro, da parte del genitore lontano, possa generare una sorta di dipendenza negli altri familiari. In riferimento a questa situazione, si segnala la necessità di facilitare il ricongiungimento familiare attraverso la promozione di politiche adeguate.

Povertà e lotta per la sussistenza

73. Nelle risposte e nelle osservazioni, ricorrente e diffuso è il riferimento alle ristrettezze economiche che attanagliano le famiglie, così come alla mancanza di mezzi materiali, alla povertà e alla lotta per la sussistenza. Si tratta di un fenomeno esteso, che non coinvolge solo i Paesi in via di sviluppo, ma è menzionato con insistenza anche in Europa e in America del Nord. Si constata come nei casi di povertà estrema e crescente, la famiglia si trovi a lottare per la sussistenza, nella quale concentra la maggior parte delle sue energie. Alcune osservazioni chiedono una forte parola profetica della Chiesa in relazione alla povertà, che mette duramente alla prova la vita familiare. Una Chiesa “povera e per i poveri”, si afferma, non dovrebbe mancare di far sentire alta la sua voce in questo ambito.

Consumismo ed individualismo

74. Tra le varie pressioni culturali sulla famiglia si menzionano, in maniera costante, anche il consumismo, che ricade pesantemente sulla qualità delle relazioni familiari, centrate sempre di più sull’avere anziché sull’essere. La mentalità consumistica è menzionata, in particolare in Europa, anche in riferimento al “figlio ad ogni costo” ed ai conseguenti metodi di procreazione artificiale. Inoltre, si richiamano il carrierismo e la competitività come situazioni critiche che influenzano la vita familiare. Si sottolinea, soprattutto in Occidente, una privatizzazione della vita, della fede e dell’etica: alla coscienza e alla libertà individuale si conferisce il ruolo di istanza valoriale assoluta, che determina il bene e il male. Inoltre, si ricorda l’influsso di una cultura “sensoriale” e dell’effimero. A questo proposito, si ricordano le espressioni di Papa Francesco sulla cultura del provvisorio e dello scarto, che incide fortemente sulla fragile perseveranza delle relazioni affettive ed è spesso causa di profondo disagio e di precarietà della vita familiare.

Contro-testimonianze nella Chiesa

75. Con frequenza ed estesa distribuzione a livello geografico, nelle risposte appare rilevante la menzione degli scandali sessuali all’interno della Chiesa (pedofilia, in particolare), ma anche in generale quella di un’esperienza negativa con il clero o con alcune altre persone. Soprattutto in America del Nord e in Europa Settentrionale, si denuncia una rilevante perdita di credibilità morale a causa degli scandali sessuali. A ciò si aggiunge lo stile di vita a volte vistosamente agiato dei presbiteri, così come l’incoerenza tra il loro insegnamento e la condotta di vita. Viene ricordato inoltre il comportamento di quei fedeli che vivono e praticano la loro fede “in maniera teatrale”, venendo meno a quella verità e umiltà, che sono richieste dallo spirito evangelico. In particolare, si sottolinea la percezione del rifiuto nei confronti di persone separate, divorziate o genitori single da parte di alcune comunità parrocchiali, così come il comportamento intransigente e poco sensibile di presbiteri o, più in generale, l’atteggiamento della Chiesa, percepito in molti casi come escludente, e non come quello di una Chiesa che accompagna e sostiene. In tal senso, si sente il bisogno di una pastorale aperta e positiva, che sia in grado di ridonare fiducia nell’istituzione, attraverso una testimonianza credibile di tutti i suoi membri.

 

d) Alcune situazioni particolari

Il peso delle aspettative sociali sull’individuo

76. Accanto a queste situazioni critiche, interne ed esterne alla famiglia, altre trovano riscontro in particolari aree geografiche, come ad esempio nell’area asiatica, e non solo, dove le forti aspettative familiari e sociali incidono sulla persona fin dall’infanzia. Le prestazioni scolastiche e l’eccessivo valore attribuito ai titoli di studio (credentialism) è considerato dalla famiglia l’obiettivo prioritario da raggiungere. Oltre a caricare i figli di aspettative, in alcune aree, si segnala l’impatto negativo sulla famiglia della frequenza a corsi finalizzati al perseguimento di particolari traguardi formativi, dopo gli orari scolastici, fino a tarda sera, allo scopo di raggiungere migliori risultati (cram schools). In questi casi, ne risente la vita familiare e la vita di fede, come pure la mancanza di tempo libero, da dedicare al gioco dei bambini, oltre che al riposo e al sonno. La pressione delle aspettative è talora così forte, da comportare processi di esclusione sociale, che giungono persino al suicidio. Si ricorda, infine, la difficoltà – derivante dallo specifico contesto culturale e sociale – ad affrontare e a parlare apertamente, tanto nella società quanto nella Chiesa, di questo tipo di problemi.

L’impatto delle guerre

77. In particolare in Africa e in Medio Oriente, si ricorda l’impatto della guerra sulla famiglia, che causa morte violenta, distruzione delle abitazioni, necessità di fuggire abbandonando tutto, per rifugiarsi altrove. Con riferimento ad alcune regioni, viene inoltre segnalato l’effetto di disgregazione sociale provocato dalla guerra, che include talvolta la costrizione all’abbandono della propria comunità cristiana e della fede, soprattutto da parte di intere famiglie in situazione di povertà.

Disparità di culto

78. In alcune aree geografiche – come in Asia e nell’Africa del Nord –, data la scarsa percentuale di cattolici, un gran numero di famiglie è composto da un coniuge cattolico e dall’altro di un’altra religione. Alcune risposte, pur riconoscendo la grande ricchezza per la Chiesa delle coppie miste, evidenziano la difficoltà inerente all’educazione cristiana dei figli, specialmente ove la legge civile condiziona l’appartenenza religiosa dei figli della coppia. Talvolta, la disparità di culto in famiglia si configura come un’opportunità o una sfida per la crescita nella fede cristiana.

Altre situazioni critiche

79. Tra i fattori che incidono sulle difficoltà familiari, oltre alle malattie fisiche, tra le quali l’AIDS, si segnalano: la malattia mentale, la depressione, l’esperienza della morte di un figlio o di un coniuge. A tale proposito, si avverte la necessità di promuovere un approccio pastorale che si prenda cura del contesto familiare, segnato da malattia e lutto, come momento particolarmente opportuno per riscoprire la fede che sostiene e consola. Tra le situazioni critiche – in alcune zone del mondo, determinate dalla denatalità –, si ricordano anche la diffusione di sètte, le pratiche esoteriche, l’occultismo, la magia e la stregoneria. Nelle risposte si constata che nessun ambito e nessuna situazione può essere considerata a priori impermeabile al Vangelo. Risulta decisivo l’accompagnamento e l’accoglienza, da parte della comunità cristiana, delle famiglie particolarmente vulnerabili, per le quali l’annuncio del Vangelo della misericordia è particolarmente forte e urgente.

 

   

 

 

 

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