“Ecco ora il momento favorevole!”

 

I quaranta giorni del tempo di Quaresima ricordano i quarant’anni di cammino nel deserto del popolo di Dio, i quaranta giorni di digiuno di Mosè sul Sinai prima di ricevere le tavole della legge, i quaranta giorni di digiuno e cammino di Elia prima di ascoltare un vento leggero segno della presenza di Dio sull’Oreb.

            Anche Gesù, prima di iniziare la Sua missione, è sospinto dallo Spirito si ritira nel deserto per quaranta giorni e sta in intimità con il Padre.

            Ripercorrendo la storia della Salvezza il discepolo riconosce la grandezza dell’ amore di Dio, ma riconosce anche la piccolezza e fragilità del suo cuore e dei suoi propositi: è tempo di riconoscenza, è tempo di tornare gioiosamente al Signore!

 

            La Quaresima nel rito ambrosiano, rispetto a quello romano, propone alcune diversità: le più evidenti sono l’assenza della celebrazione dei santi, ad eccezione della festa di S. Giuseppe e dell’Annunciazione, e i venerdì in cui non si celebra né si distribuisce l’Eucaristia.

 

            La tradizione dei venerdì “a-liturgici” è molto antica ed è anche legata al fatto che, in questo giorno, la preghiera vespertina si celebrava con la recita prolungata di salmi e un ascolto abbondante della Scrittura. Il protrarsi della liturgia vigiliare faceva sì che la Messa iniziasse quando ormai era già sabato lasciando, di fatto, il giorno di venerdì senza liturgia eucaristica. Per questo, ancora oggi, anche la liturgia dei vespri del venerdì conserva la caratteristica “vigiliare” con letture della Scrittura anche se non più così abbondanti come in passato.

 

            La Chiesa ambrosiano ha conservato la tradizione dei venerdì “a-liturgici” ritenendo questa austerità celebrativa capace di aiutare i fedeli a cogliere e vivere maggiormente le caratteristiche del tempo di Quaresima: la conversione, la preghiera, il digiuno.

 

            La conversione può essere aiutata riflettendo sull’assoluta gratuità del dono del Corpo e Sangue di Gesù. L’assenza aiuta a comprendere meglio che non si dovrebbe mai andare a Messa come una semplice abitudine, la nostra anima deve esercitarsi a desiderare questo incontro e questo nutrimento. I venerdì di Quaresima ci aiutano a comprendere che l’Eucaristia non è mai un nostro possesso, ma è un dono.

 

            Una preghiera più assidua e partecipata è resa possibile, oltre che per un impegno personale, dai numerosi inviti di meditazione e incontro offerte dalla Chiesa in questi giorni.

Non è una sostituzione, quasi a voler riempire il tempo lasciato “libero” dall’assenza della Messa, ma un sostegno per approfondire il mistero della Passione, morte e Risurrezione di Gesù della quale la celebrazione Eucaristica è memoriale efficace che rende presente e disponibile l’intimità con il Signore Gesù.

 

            Anche la pratica del digiuno trova uno spunto di riflessione e approfondimento spirituale: l’assenza della celebrazione eucaristica crea un vuoto e costringe a pensare cosa significhi restare senza l’essenziale, senza la presenza di Cristo strappato dalla morte alla Sua Chiesa. Non solo in Quaresima dovremmo essere consapevoli che solo l’amore del Padre ha colmato la distanza fra noi e Lui, mandandoci il Figlio: così avremo ancora più “fame” della salvezza che Dio ci offre giorno per giorno.

 

            Digiunare dal Corpo e dal Sangue di Gesù aiuta a comprendere maggiormente il valore di questo Sacramento solo se lo guardiamo alla luce del supremo gesto d’amore di Cristo in Croce. Per questo, al centro delle chiese nei venerdì di Quaresima, è posta una croce nuda con un sudario bianco: davanti ad essa il cuore è portato a stupirsi e a lodare e a riconoscere la propria piccolezza.

 


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