INIZIO D’ANNO A SANT’AGATA

 

Anche quest’anno, a capodanno, sono riuscita a concedermi un po’ di giorni di ritiro. Per me è necessario ogni tanto fare delle soste, lontano dall’ambiente consueto, in luoghi di preghiera, per incontrare più radicalmente Dio. Ho bisogno di ritrovare il ritmo lento della preghiera, di tenere il cuore e la mente legati e stretti a Lui, di confrontare ogni gesto, ogni avvenimento, i fatti di ogni giorno con la sua Parola. Attività che, nel rincorrersi degli impegni quotidiani più diversi, pressata dalle richieste della famiglia e del mondo, corrono il rischio di stemperarsi silenziosamente.

Un incontro quasi casuale, inaspettato e capitato al momento giusto, mi ha portato a Sant’Agata, comunità dei Padri Sacramentini, in Val D’Arno.

A Sant’Agata vive una comunità che ha come scopo l’accoglienza, il creare uno spazio di serenità e silenzio in cui condividere la vita quotidiana in uno stile di semplicità e fraternità.

Al mattino si pregano insieme le lodi, poi, dopo colazione, si lavora fino all’ora di pranzo (io per esempio mi sono trovata nel campo, davanti ad un panorama stupendo sui colli toscani, a stendere le reti di 12 metri con cui si raccolgono le olive e a cercare eventuali buchi per rammendarli; o, un altro giorno, visto il vento e il freddo, a rammendare i cuscini della cucina…lavori semplici, da fare insieme). Al termine del lavoro il pranzo, preparato a turno da chi viene assegnato alla cucina.

Dopo il riposo pomeridiano, verso le 16, ci si ritrova in cappellina: Padre Mario espone l’Eucaristia, tiene una “lectio” cui segue la meditazione e la contemplazione individuale, in silenzio fino alle 18.30. Infine ognuno condivide le proprie risonanze personali, seguono i vespri e a concludere…tutti in cucina per la cena e le chiacchiere serali.

È la prima volta che faccio un’esperienza di questo tipo, che coniuga la preghiera, la convivenza e il lavoro. E ho avuto grandi sorprese, ho avuto la sensazione di aver vissuto qualcosa di importante. Ho assaporato la semplicità di questa vita ridotta all’essenziale, ho condiviso la giornata con persone molto diverse, ma in modo semplice e naturale. Ho visto nascere una fraternità dal servizio reciproco, dal contatto diretto con la natura, dall’indagare nel silenzio e nel raccoglimento la Parola di Dio, lontano dal tumulto della vita cittadina. Mi ha fatto trovare una grande serenità.

Scopro che si può entrare in rapporto con Dio anche attraverso il Creato, gli animali, le piante. In un luogo semplicissimo, con una cappella di pietra e legno, l’Eucaristia, il necessario per nutrirsi, e la tranquillità del verde intorno. Una casa dove si prega e si lavora e si accolgono quanti vogliono vivere un’esperienza di contatto con la Parola. Dove si torna ad una vita essenziale, si imparano i ritmi del giorno e delle stagioni, degli alberi e dei fiori, dove si riacquista un cuore semplice, aperto alla Parola.

Qui non si viene per essere serviti, ma per servire, perché ognuno deve collaborare, come in una famiglia, alle necessità della giornata. E scopro che anche la manualità e il contatto con la natura ridestano la nostra parte migliore. Scopriamo non solo il fratello, ma la pietra, il crepitio della fiamma, l’impeto del vento, lo scrosciare della pioggia, il canto degli uccelli, riusciamo a penetrare nell’infinita semplicità dell’esistenza. Ci spogliamo delle sovrastrutture inutili, ritorniamo al nostro essere più autentico, semplifichiamo i nostri gesti e i nostri pensieri, riscopriamo il significato delle piccole azioni di tutti i giorni, anche delle più umili e trascurabili. Qui nulla pare opaco, insignificante, in tutto è possibile riconoscere l’altro volto del verbo di Dio.

E di nuovo ho sperimentato quanto gli orari che scandiscono la preghiera, e la fedeltà ad essi, siano la porta per stare con Lui. Quanto mi manca a casa non avere una comunità che prega insieme a me lodi e vespri…

Siamo pieni di bisogni non necessari alla nostra esistenza, che ci rendono tristi e sempre insoddisfatti. Se imparassimo a vivere con poco e a stare più tempo con Lui saremmo tutti più felici. Una santità fatta di affetti semplici e rasserenanti, discrezione e partecipazione, dedizione gratuita. E preghiera intesa come vera relazione con Lui, come ricerca continua della sua volontà.

Allora mi piacerebbe lanciare questa proposta ai miei fratelli OFS: perché non facciamo un’esperienza così insieme?

Chi di voi vuol tornare con me a Sant’Agata? Magari verso l’estate, quando non fa freddo…

Mi piacerebbe molto condividere con voi quello che ho vissuto.    

marcella