SAN PIO 2013

 

Qualcuno ha affermato: "Bastava guardare P. Pio per credere a Dio, per vedere Dio!"

 

Si tratta di un'affermazione molto forte. Per un certo verso vorremmo poter essere tutti partecipi di un tale coinvolgimento.

 

Siamo alla fine dell'anno della fede indetto da Papa Benedetto e confermato da Papa Francesco. Chiediamoci se questo anno siamo giunti ad una fede più ferma e convinta? Possiamo affermare che sia diventato più facile credere e credere in Dio? Ci portiamo dentro un desiderio profondo che ci dice: Non solo vorrei credere in Lui, ma vorrei anche vederlo, in certo modo vorrei incontrarlo a tu per tu! Nello stesso tempo ci diciamo: Ma non è che stia chiedendo troppo? Sarà mai possibile?

 

Eppure c'è stato chi ha affermato: “Bastava guardare P. Pio per credere a Dio, per vedere Dio.”

 

Noi P. Pio non l’abbiamo più a portata di mano; non ci è dato di salire quassù e di assistere ad una delle sue messe celebrate con tanta devozione. Non siamo nella situazione privilegiata di chi ha potuto incontrarlo di persona.

Certo noi lo ricordiamo, abbiamo le sue foto, possiamo leggere le sue lettere, ascoltare e leggere le testimonianze di chi lo ha incontrato per davvero. Comunque dobbiamo accettare di passare attraverso delle mediazioni.

 

La verità è che abbiamo urgente bisogno anche noi di poter rinnovare la nostra fede in Dio e di poterlo vedere. Vorremmo incontrarlo a tu per tu, incontrarlo come persona. Vorremmo vedere il suo volto.

 

Nella Bibbia, specialmente nei salmi ci s’imbatte sovente nella richiesta insistente di voler vedere il volto di Dio.

"Io cerco il tuo volto, o Signore!" (Sal 27.8)

"Non nascondermi il tuo volto, Signore!" (Sal 27.9)

Ma si può vedere il volto di Dio?

 

La Bibbia sembra dire di no.

Ricordate la scena di Mosè di fronte al roveto ardente? Il roveto arde senza consumarsi e Mosè sente pronunciare il nome di Dio. Subito si copre il volto, perché ha paura di guardare verso Dio (Es 3.6). Mosè ha paura di morire.

In un altro passaggio della Bibbia si afferma che il popolo di Israele al solo fatto di udire la voce di Dio teme di morire (Deut 5,24).

Il profeta Isaia ha avuto la visione di Dio nel tempio e teme di essere perduto (Is 6).

Sul monte Oreb, Dio si rivela al profeta Elia nel sussurro di una brezza leggera e subito questi si copre il volto con il mantello (1Re 19).

Nel popolo dell'Antico Testamento è radicata la convinzione che l'uomo non è in grado di sostenere lo sguardo di Dio. Morirebbe.

 

La convinzione del popolo si estende ad altri orizzonti:  venerazione, timore e adorazione regnano in Israele dinanzi alla “santità” e grandezza di Dio.

- Il nome di Dio non va pronunciato!

- Dio non può essere visto.

- Dio non può essere rappresentato. Ogni immagine sfigurerebbe la sua trascendenza.

 

Ma allora com’è stato possibile affermare che bastava guardare P. Pio, per credere a Dio, per vedere Dio?

 

Il Nuovo Testamento ci apre una nuova prospettiva a partire dall'incarnazione del Figlio di Dio nella persona di Gesù di Nazareth. Ora è possibile vederlo a faccia a faccia, perché Dio ha assunto il volto concreto di quell'uomo. Egli è l'immagine del Dio invisibile (Col 1,15). Ma si tratta di un vedere che presuppone la fede. Solo se credo che Gesù è l’eterno Figlio di Dio che si è fatto uomo, che in lui dimora la pienezza della divinità, saprò che il suo volto è il volto del Figlio eterno di Dio.

 

Il cammino non si ferma qui. Ci viene chiesto di compiere ancora un passo. Difatti, nella passione e morte di Cristo Gesù, quel volto sarà un volto sfigurato a tal punto da rendere difficile credere che sia ancora il volto del Figlio di Dio. Isaia lo aveva predetto: "Tanto era sfigurato per essere d'uomo il suo aspetto" (52,14). Sulla croce il volto di Gesù appare talmente straziato dal dolore, per cui più che rivelare sembra nascondere il volto di Dio.

Gesù non simula il dolore, Lui soffre per davvero! La realtà stessa del dolore ricade su di lui e lo strazia. Dio prende su di sé il dolore e la sofferenza di questo mondo e ne vuota il calice fino all'ultima goccia.

 

Di fronte a tanta sofferenza fatichiamo a sostenere lo sguardo. Preferiamo rivolgerlo altrove. Indietreggiamo inorriditi. Eppure siamo invitati a volgere il nostro sguardo su colui che è stato trafitto. Solo così ci renderemo conto che quella sofferenza ha a che fare con noi, con il nostro peccato. Il Figlio di Dio si è caricato del nostro peccato, del nostro esserci allontanati da Dio. E' stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato dalle nostre iniquità. Siamo chiamati a sostenere lo sguardo di tanta atrocità per prendere atto che noi stiamo dalla parte dei carnefici, per sentire la vergogna di essere coinvolti in quella vicenda. Solo allora comprenderemo che "il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di lui e per le sue piaghe siamo stati guariti" (Is 53)

 

P. Pio è stato chiamato a sostare di fronte a quel volto sfigurato e a sostenere lo sguardo del Dio crocifisso, dove non c'era più alcuna traccia di bellezza, ma solo orrore. Dio gli ha affidato la missione di soffrire con lui, di provare ciò che lui stesso ha provato nel suo amore per noi peccatori. Veramente P. Pio si è fatto nuovo Cireneo che aiuta Gesù a portare la croce.

 

Dove sta allora e in che cosa consiste la grandezza di P. Pio?

 

Sta nell'aver accettato questa missione; nel non essersi tirato indietro. Quando si presentarono i primi sintomi delle stimmate e iniziò la lotta con il maligno, P. Pio non poteva rendersi conto di tutto il cammino di dolore e d’incomprensione che lo attendeva, eppure disse di sì. Accettò.  Accettò la sua missione senza comprendere dove questa l'avrebbe portato. Accettò perché era un uomo di fede. Si fidava di Dio e si abbandonò alla missione che Dio stava per affidargli. Ci furono periodi prolungati di oscurità spirituale, momenti in cui sentiva Dio molto lontano, ma non si tirò indietro.

 

"Bastava guardare P. Pio per credere a Dio, per vedere Dio."

Quale Dio? Il Dio d’infinita misericordia che prende su di sé tutta la sporcizia del mondo del peccato e la trasforma grazie alla forza del suo amore.

 

Preghiamo in questa notte perché ricordando insieme P. Pio ci sia dato ancora di vedere, grazie a lui, il volto di colui che ci ha amati fino alla morte e alla morte di croce, il volto stesso della infinita misericordia e la nostra fede ne esca profondamente rinnovata.

 

San Giovanni Rotondo, 23 settembre 2013

        

 

fra Mauro Jöhri, ministro ofmcap